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Elena Nardini

La dott.ssa Elena Nardini, specializzata in pedagogia curativa, consegue la laurea presso la facoltà di lettere e filosofia di Firenze. Assolve la formazione triennale, teorico-pratica in pedagogia curativa, (1975-78) a St. Prex (Svizzera) e termina la sua formazione con un quarto anno di studio di pedagogia curativa in Germania (1979-80).
Dopo due ulteriori anni di lavoro presso l’istituto di pedagogia curativa di Eckwälden – Germania − ottiene il diploma di pedagogia curativa dalla sezione medica di Dornach − Svizzera − e il riconoscimento statale dalla presidenza governativa di Stoccarda – Germania (1983). Nel 1983 consegue, in Austria, il diploma di chirofonetica (terapia del linguaggio ideata dal dottor Alfred Baur).
Lavora come insegnante nell’istituto di pedagogia curativa di Bingenheim − nei pressi di Francoforte.
Nel 1991 ottiene dal presidente di distretto scolastico di Düsseldorf, l’autorizzazione a svolgere attività d’insegnamento presso la scuola di pedagogia curativa di Bonn dove insegna fino al 1994.

Dal 1995, in un continuo processo di ampliamento e ricerca, si adopera per lo sviluppo della pedagogia curativa ambientale a guida e sostegno delle famiglie, operando come pedagoga curativa e terapeuta all’interno dell’Associazione Michael.
Rappresenta, assieme ad un genitore,  l’Associazione Italiana per la Pedagogia Curativa e la Socioterapia Antroposofica all’European Cooperation in Anthroposophical Curative Education and Social Therapy (www.ecce.eu)

La mia esperienza di vita

“Il mio percorso di vita, di crescita personale e professionale mi ha portato a fare esperienze ricche e molteplici. Nei tre anni in cui ho lavorato in Camphill,  ho vissuto l’importanza fondamentale della “cura dell’anima” ivi perseguita in ogni dettaglio e con amorevole attenzione. Sono consapevole che le mie parole non sono sufficienti a trasmettere quanto lì ho sperimentato, quasi respirato. Ne ho osservato gli effetti positivi sui ragazzi di ogni età, ma ho potuto anche osservare come i genitori non potendo vivere il percorso dei loro figli, si sentissero sempre più insicuri e impotenti. Erano altri tempi. Non credo che allora sarebbe stato possibile fare diversamente. 

Come insegnante di classe in una scuola di pedagogia curativa - cioè in una scuola per alunni con bisogni educativi speciali, con disturbi dell’apprendimento e portatori di handicap di vario tipo, inseriti in classi di età omogenea - ho avuto conferma della grande risorsa nel vivere una “socialità alla pari”, in cui l’aiuto non è “a senso unico”, ma dove ogni alunno può dare agli altri e a sua volta ricevere in un vero scambio e rispetto reciproco.

Ma nella scuola, in ogni scuola, mancano importanti aspetti del vivere quotidiano! Come riuscire a coinvolgere i genitori? Come motivarli a trasformare alcune abitudini casalinghe? Nonostante gli sforzi personali e collegiali - serate per genitori della classe, incontri a temi per i genitori della scuola, colloqui individuali… - le parole rimanevano spesso teoria e non portavano le necessarie trasformazioni di vita. Questo costituiva un significativo ostacolo per lo sviluppo dei ragazzi e si ripercuoteva sulle loro capacità di apprendimento.

Seguendo l’impulso a cercare sempre vie nuove per rispondere alle domande espresse  dai genitori e soprattutto per dar voce alle implicite richieste di guida e di aiuto di ogni singolo bambino, giorno dopo giorno è sorto e si è sviluppato l’attuale lavoro di pedagogia curativa. Un lavoro che fa tesoro delle esperienze passate e che si differenzia da queste nell’intento di rivalutare  e coinvolgere la famiglia, superando modalità tradizionali.

Ho deciso di dare un nome a questo modo di lavorare con la pedagogia curativa, l’ho denominato:  “pedagogia curativa ambientale”.
Si tratta di un sostegno individualizzato alla famiglia, di un sostegno concreto, pratico, imitabile e ripetibile da ognuno, nel proprio vivere quotidiano.
Sempre più genitori sono disorientati, in difficoltà ad essere vera guida educativa dei figli, ad essere d’esempio, a dare le quotidiane sicurezze di cui i bambini hanno bisogno per crescere e sentirsi bene.
I genitori stessi, da bambini, non hanno sperimentato sane abitudini, amorevoli cure, esempi educativi: non hanno a loro volta ricevuto le basi formative proprie dell’infanzia. Per loro è difficile, da adulti, attuare quello che non hanno sperimentato.
E’ vero che spesso entrambi i genitori lavorano, che hanno poco tempo a disposizione, che sono oltremodo stressati e che gestire la quotidianità è già un grande impegno… ma se la quotidianità assume qualità risanatrici allora diventa, col tempo, più gestibile!

L’idea nuova è dunque quella di non rivolgersi solo al ragazzo in difficoltà, ma all’intera famiglia e di coinvolgere in prima persona i genitori in un percorso pratico - ecco perché “pedagogia curativa ambientale” .

 

Pubblicazioni

  • Scrive un articolo e cura l’intera pagina: il giornale della medicina del 28 dicembre 1984 dedicata all’autismo per il quotidiano “Il Giornale”.
  • Cura tre libri di canzoni per bambini: “Buon Natale”, “Rataplan” e “Girotondo” Edizioni Giunti.
  • Nel 2000 fra gli atti di un corso formativo e di aggiornamento organizzato dal distretto scolastico di Pesaro dal titolo “La cultura della diversità. Etica Valori Diritti” a cura di Giuliana Ceccarelli viene pubblicata una sua conferenza dal titolo: “Chirofonetica e pedagogia terapeutica”.
  • Nel 2003 in Convivio, Prohemio Editoriale Firenze, esce il suo libro: “Saint-Martin e gli illuminati. Un’interpretazione del Coccodrillo”
  • Dal 2002 collabora per la realizzazione del Bollettino dell’Associazione Michael per la pedagogia terapeutica.
  • Nel 2012 Natura e cultura Editrice, Alassio, pubblica il suo libro: “COMPORTAMENTI DIFFICILI DEI FIGLI DI OGGI Come prevenire e risanare. Un percorso pratico di pedagogia curativa”

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